Comportamenti aziendali: come i valori diventano azioni di marca

A cura di Sofia Ongaro in Podcast

Ep. 21 I Comportamenti all'interno della marca | Valore di Marca

Una marca può dichiarare valori, scrivere una Vision ambiziosa, costruire un’identità riconoscibile e comunicare con grande precisione, ma prima o poi tutto questo viene sottoposto a una verifica molto semplice: che cosa fanno realmente le persone quando devono prendere una decisione?

È nei comportamenti quotidiani che l’identità smette di essere una dichiarazione e diventa esperienza. Il modo in cui viene accolto un cliente, gestito un errore, preparata una riunione, affrontato un ritardo, condivisa un’informazione o lasciato uno spazio comune racconta la marca con una forza che nessuna campagna può compensare. Per questo i comportamenti non appartengono soltanto all’organizzazione interna: sono uno dei luoghi nei quali il valore dell’impresa viene creato, protetto oppure disperso.

Gli abitanti della marca

Nel nostro modo di intendere la marca, le persone non sono semplicemente dipendenti o collaboratori che lavorano “per” un’organizzazione. Sono gli abitanti della marca, perché occupano quotidianamente quello spazio nel quale il valore viene prodotto e, attraverso le proprie azioni, contribuiscono a renderne visibile la cultura.

Fondatori, manager, commerciali, tecnici, amministrativi e collaboratori rappresentano continuamente l’impresa, anche quando non stanno svolgendo attività che consideriamo formalmente comunicazione. Il cliente costruisce infatti la propria percezione anche osservando la puntualità, la disponibilità, la cura, il modo in cui viene affrontato un imprevisto o la capacità di assumersi una responsabilità.

È in questo senso che possiamo dire che la marca vive nei comportamenti delle persone che la popolano.

Dopo ciò che diciamo arriva ciò che facciamo

Nell’episodio 20 — Il potere delle Pubbliche Relazioni abbiamo visto come la reputazione possa essere rafforzata attraverso relazioni, media e soggetti esterni capaci di amplificare il significato della marca. Ma reputazione e comunicazione hanno sempre bisogno di trovare una corrispondenza nella realtà.

Possiamo raccontare di essere affidabili, collaborativi, precisi o attenti al cliente, ma sono i comportamenti a trasformare queste parole in prove.

Una promessa di affidabilità acquista significato quando un problema viene comunicato prima che sia il cliente a scoprirlo; la collaborazione diventa reale quando le persone condividono informazioni invece di difendere il proprio territorio; l’attenzione al cliente si manifesta nel modo in cui viene ascoltata una richiesta che non rientra perfettamente nelle procedure.

È per questo che i comportamenti rappresentano uno dei ponti più importanti fra identità e reputazione: dimostrano che ciò che la marca dichiara viene effettivamente praticato.

Un valore astratto non dice ancora come comportarsi

Professionalità, cura, innovazione, responsabilità, collaborazione ed eccellenza sono parole importanti, ma rimangono troppo astratte per orientare da sole il comportamento quotidiano.

Che cosa significa, concretamente, essere professionali durante una riunione? Che cosa fa una persona responsabile quando capisce che non riuscirà a rispettare una scadenza? Come si comporta un’organizzazione che considera la cura un proprio valore quando utilizza strumenti e spazi condivisi?

È in questa traduzione che la cultura inizia a diventare operativa.

Lo abbiamo approfondito nell’articolo Comportamenti aziendali: come trasformare la cultura in un sistema operativo: il passaggio decisivo consiste nel trasformare valori generici in azioni osservabili, comprensibili e replicabili.

Finché restiamo sul piano delle parole, persone differenti possono attribuire allo stesso valore significati completamente diversi. Quando invece descriviamo situazioni e comportamenti reali, costruiamo un riferimento comune.

I comportamenti non sono soltanto regole

Questo non significa trasformare l’impresa in un sistema di prescrizioni nel quale ogni gesto deve essere stabilito in anticipo. I comportamenti di marca non coincidono con un regolamento disciplinare.

Nella pagina originaria di questo episodio li definiamo piuttosto come aspirazioni virtuose, modi di agire che esprimono ciò che l’organizzazione vuole diventare e che, proprio perché vengono compresi e condivisi, possono orientare le persone anche quando nessuna procedura specifica descrive la situazione.

La differenza è importante. Una norma stabilisce prevalentemente ciò che è permesso o vietato; un comportamento di marca aiuta invece a comprendere come una persona dovrebbe interpretare il proprio ruolo per contribuire al valore complessivo dell’impresa.

L’obiettivo non è ridurre l’autonomia, ma costruire un terreno comune sufficientemente chiaro da permettere maggiore autonomia.

I comportamenti migliori spesso esistono già

Come accade per molti asset intangibili, non è necessario inventare tutto da zero. Dentro le imprese esistono già comportamenti eccellenti che vengono praticati da alcune persone senza essere mai stati riconosciuti, nominati o trasferiti.

Qualcuno ha trovato un modo particolarmente efficace di preparare una riunione, un commerciale gestisce un problema con il cliente in modo esemplare, un tecnico ha sviluppato una pratica che evita errori, una persona presta attenzione a un dettaglio che migliora l’esperienza di tutti. Finché questi episodi rimangono individuali, appartengono alle persone; quando vengono osservati, discussi e documentati, possono diventare conoscenza dell’organizzazione.

Questo principio è alla base del nostro Quaderno degli Eccellenti Comportamenti.

Il Quaderno degli Eccellenti Comportamenti

Il Quaderno nasce all’interno di Liquid Diamond prima ancora di diventare uno strumento utilizzato con altre aziende. Nel tempo avevamo costruito pratiche precise nel modo di organizzare il lavoro, preparare gli incontri, raccogliere feedback, comunicare con i clienti, condividere gli strumenti e affrontare gli errori, ma una parte importante di questa conoscenza viveva soltanto nelle abitudini delle persone.

Il rischio era evidente: ciò che funzionava poteva essere dimenticato, interpretato in modi differenti oppure non essere trasferito a chi entrava successivamente nel gruppo.

Abbiamo quindi iniziato a rendere espliciti questi comportamenti, spiegandone non soltanto il cosa, ma soprattutto il perché.

La storia e l’evoluzione dello strumento sono raccontate nell’approfondimento Perché abbiamo creato il primo Manuale dei Comportamenti d’Impresa.

Il Quaderno non nasce quindi dalla volontà di imporre dall’alto una serie di regole ideali, ma dall’osservazione di pratiche che hanno già dimostrato di produrre valore e dalla decisione di renderle condivisibili.

Dal comportamento individuale alla cultura

Una cultura organizzativa non è ciò che l’impresa scrive nella propria pagina “Chi siamo”, ma ciò che le persone imparano progressivamente a considerare normale.

Se comunicare rapidamente un problema è un comportamento riconosciuto e praticato, diventa parte della cultura. Se le informazioni vengono trattenute, se gli errori vengono nascosti o se il cliente viene considerato responsabilità esclusiva del commerciale, anche queste abitudini diventano cultura, indipendentemente dai valori dichiarati.

La cultura nasce quindi dall’accumulo di comportamenti ripetuti.

Per questo i comportamenti positivi devono diventare visibili. Un gesto eccellente che nessuno osserva e nessuno racconta ha poche possibilità di essere replicato; quando invece viene condiviso, discusso e trasformato in esempio, può diventare un riferimento per altri.

I materiali più recenti dedicati agli abitanti della marca sviluppano proprio questa logica: trasformare episodi positivi in strumenti vivi di onboarding e condivisione, affinché ciò che una persona ha imparato possa rafforzare il comportamento dell’intero gruppo.

Il comportamento del fondatore ha un peso particolare

La cultura non si costruisce soltanto scrivendo ciò che gli altri dovrebbero fare. Chi guida l’impresa viene osservato continuamente e i suoi comportamenti possiedono un valore simbolico molto forte.

Se chiediamo puntualità e arriviamo sistematicamente in ritardo, abbiamo già stabilito quale delle due informazioni sia più credibile. Se dichiariamo che l’errore deve diventare occasione di apprendimento ma reagiamo punendo chi lo rende visibile, insegniamo rapidamente alle persone a nasconderlo.

I comportamenti della leadership funzionano quindi come una forma di comunicazione interna estremamente potente.

Le persone imparano non soltanto attraverso ciò che viene spiegato, ma attraverso ciò che vedono accadere quando una regola incontra la realtà.

FTO: trasformare l’eccellenza in comportamento

Il progetto realizzato per FTO Academy mostra molto bene il passaggio dalla cultura astratta all’azione quotidiana. L’obiettivo non era semplicemente dichiarare professionalità, lucidità, metodo ed eccellenza operativa, ma fare in modo che questi concetti potessero diventare criteri riconoscibili nei comportamenti delle persone.

Nel Manuale dei Comportamenti d’Impresa sviluppato per FTO, valori e cultura vengono quindi tradotti in esempi, situazioni e standard concreti, spiegando anche il motivo per cui determinati comportamenti sono importanti.

Questo punto è decisivo: dire a una persona che cosa deve fare può produrre obbedienza; aiutarla a comprendere perché quel comportamento rappresenta la marca aumenta la possibilità che sappia interpretare correttamente anche situazioni che il manuale non potrebbe mai prevedere.

È così che la cultura smette di essere soltanto un insieme di dichiarazioni e diventa un criterio attraverso cui prendere decisioni.

Onboarding significa trasferire anche il modo di comportarsi

Quando entra una nuova persona in azienda tendiamo naturalmente a trasferirle informazioni operative: strumenti, procedure, responsabilità, ruoli e obiettivi. Molto meno frequentemente rendiamo esplicito il modo in cui l’organizzazione affronta le relazioni, i problemi, il tempo, gli spazi, gli errori e il rapporto con il cliente.

Eppure è proprio in queste aree che una nuova persona deve spesso interpretare una grande quantità di segnali impliciti.

Un Manuale dei Comportamenti può ridurre questa ambiguità, fornendo esempi concreti di ciò che l’impresa considera eccellente e permettendo all’onboarding di trasferire non soltanto competenze operative ma anche cultura.

Nel caso della Guida al Lavoro di Squadra di Aguaquemada, per esempio, il manuale è stato progettato proprio come strumento di onboarding e riferimento continuo per il team, collegando valori, esperienza desiderata e comportamenti osservabili.

Standardizzare non significa togliere umanità

La parola standard può far pensare a una perdita di spontaneità, ma un buon sistema di comportamenti dovrebbe produrre l’effetto opposto.

Quando le aspettative fondamentali sono chiare, le persone possono utilizzare la propria autonomia senza dover ricostruire ogni volta da zero ciò che l’organizzazione considera corretto. Se sappiamo che un problema deve essere reso visibile appena emerge, non abbiamo bisogno di una procedura specifica per ogni possibile problema; disponiamo di un principio comportamentale che ci permette di decidere.

Il confine utile è quindi quello fra standard e copione.

Lo standard stabilisce un risultato e un criterio. Il copione pretende di prevedere ogni gesto. Una marca viva ha bisogno del primo molto più che del secondo.

Un comportamento deve poter evolvere

Un altro elemento fondamentale del Quaderno degli Eccellenti Comportamenti è il suo carattere dinamico. Una pratica che oggi funziona può essere migliorata, una nuova persona può trovare una soluzione migliore, un errore può mostrare la necessità di modificare il metodo.

Il manuale non dovrebbe quindi essere considerato un documento concluso, ma un sistema che cresce insieme all’organizzazione.

Questo principio è coerente anche con il Metodo Omakase di Liquid Diamond, nel quale metodo significa conoscere una via senza considerarla immutabile. I processi vengono osservati, utilizzati e perfezionati attraverso l’iterazione, perché il valore di un metodo non deriva dall’essere definitivo ma dalla capacità di aiutare l’organizzazione a migliorare.

Un comportamento eccellente, proprio perché viene documentato, può essere discusso e superato da un comportamento ancora migliore.

Anche i piccoli gesti costruiscono valore

È facile associare i comportamenti di marca alle grandi decisioni, ma spesso la percezione viene costruita da azioni estremamente semplici.

Salutare una persona per nome, lasciare uno spazio migliore di come lo abbiamo trovato, arrivare preparati a una riunione, richiamare quando abbiamo promesso di farlo, condividere un’informazione senza aspettare che qualcuno la chieda: nessuno di questi comportamenti appare straordinario isolatamente, ma la loro ripetizione produce un’esperienza.

Nei materiali più recenti dedicati a questo tema compare l’esempio di un negozio nel quale gesti apparentemente minimi — rispondere al telefono con cura, salutare ogni cliente, occuparsi anche della pulizia dello spazio davanti all’attività — diventano espressione concreta della cultura d’impresa.

È proprio questa somma di piccoli gesti a rendere la cultura visibile.

I comportamenti sono asset intangibili

Il collegamento con Valore di Marca è particolarmente forte. Un modo distintivo di accogliere, progettare, collaborare, risolvere problemi o gestire la relazione con il cliente può essere parte reale del patrimonio dell’impresa, anche se non compare nel bilancio e non è protetto da un marchio.

Finché quel modo di lavorare rimane soltanto nelle persone, però, è fragile. Può scomparire quando qualcuno lascia l’organizzazione, può essere trasmesso in modo incompleto o degenerare progressivamente in interpretazioni differenti.

Riconoscere un comportamento eccellente, descriverlo e renderlo trasferibile significa trasformare una competenza implicita in un asset organizzativo.

Questo è uno dei passaggi fondamentali dell’intero percorso: il valore non deve soltanto esistere, deve poter essere riconosciuto, conservato e trasmesso.

Dai comportamenti ai principi che li guidano

A questo punto emerge una domanda ulteriore. Se i comportamenti non devono ridursi a un elenco di istruzioni, quale criterio permette alle persone di decidere come agire quando incontrano una situazione nuova?

Servono principi.

Alcune organizzazioni utilizzano idee come miglioramento continuo, responsabilità, sperimentazione, essenzialità, apprendimento o collaborazione per orientare le decisioni anche in assenza di una regola specifica. Nel tempo questi principi possono trasformarsi in una vera e propria filosofia di lavoro, fatta di metodi, riferimenti e modi condivisi di interpretare l’impresa.

È il tema del prossimo episodio.

Continua il percorso Valore di Marca

Episodio 22 — I principi e la filosofia di una marca di successo

Nel prossimo episodio osserviamo come principi, metodi e filosofie di lavoro possano orientare i comportamenti della marca, dal miglioramento continuo del Kaizen al ciclo PDCA e ad altri modi di pensare il lavoro come processo evolutivo.

Tutti i 25 episodi di Valore di Marca

Questo episodio fa parte del percorso Valore di Marca, dedicato agli elementi che contribuiscono a creare, esprimere e conservare il valore di una marca.

Consulta la mappa degli episodi di Valore di Marca →

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